Storia e origine della parte tecnica del nostro sistema di Difesa Personale
Da sempre la storia e le discendenze dei vari sistemi di combattimento sono criteri per attestarne l'efficienza e validità dei principi insegnati.
Non erano rari infatti nel Giappone medioevale duelli all’ultimo sangue per determinare la supremazia di una scuola sulle altre. Questi duelli spesso letali costituivano, oltre ai campi di battaglia, i sistemi di verifica della validità di un certo metodo di combattimento, e se questo non era efficace ovviamente veniva abbandonato e non trasmesso ai posteri.
Ma in realtà lo stile che noi studiamo, da dove deriva? Subito possiamo dire che è un sistema che sviluppa corpo mente e spirito in unità ed accede, per la parte tecnica, a concetti e applicazioni estratti da scuole molto antiche, appartenenti prevalentemente, ma non esclusivamente, alla tradizione giapponese; per la parte mentale e spirituale aderisce in maniera razionale ed intelligente alla Chiesa Cattolica, al contrario di molte scuole che si appoggiano per il presunto sviluppo mentale e spirituale su filosofie orientaleggianti, che non di rado pasticciano con l'esoterismo a vari stadi.
Le origini di molti sistemi di combattimento antichi sono difficili da discernere con precisione storica, in quanto le informazioni ad oggi in nostro possesso derivano solo da ciò che nei primi secoli veniva tramandato oralmente (Kuden).
E' noto che uno dei due stili che hanno generato i concetti che noi oggi studiamo provenga dalla Cina attraverso alcuni esuli che, in fuga dal continente asiatico intorno all'anno 1000 d.C., si rifugiarono in Giappone e qui diedero inizio alla diffusione di un metodo di combattimento che fu denominato localmente “Shito Jutsu”.
In seguito, attraverso un lento ma costante processo di personalizzazione e miglioramenti, tipico del popolo giapponese, da questo nucleo primigenio discesero vari stili che si concretizzarono in vari compendi tecnici noti come Kosshi Jutsu, Koppo Jutsu, Daken Tai Jutsu, Tai Jutsu, Ninjutsu (anche denominato all'epoca Gen Jutsu o Shinobi Jutsu).
Da questi stili di combattimento, che nel tempo avevano enfatizzato diversi aspetti del sistema originale, in base alle esperienze via via maturate nei secoli da coloro che li utilizzavano per sopravvivere, si sono sviluppate vere e proprie scuole di arti marziali (Ryu) che hanno codificato i concetti che risultavano efficaci in tecniche prestabilite (kata), per tramandare alla prossima generazione di studenti ciò che aveva permesso di sopravvivere a chi li aveva preceduti.
Occorre chiarire che le tecniche codificate nei Ryu non erano scolpite nel marmo, anzi, spesso venivano descritte nelle pergamene da tramandare con pochi disegni sommari e qualche descrizione, poiché la tecnica in sé non era considerata importante se non per il concetto che voleva trasmettere, era un esempio applicativo su cui poi lavorare.
La mania del “tradizionalismo” è una cosa risalente al secolo scorso e ferocemente combattuta in passato negli antichi Ryu, dove una tecnica contenente un concetto non più adatto al contesto veniva immediatamente epurata dal programma della scuola, poiché doveva essere tramandato solo ciò che era efficiente ed efficace, non "fossili marziali".
Facciamo un passo indietro agli stili denominati Kosshi Jutsu e Koppo Jutsu che sono due pilastri del nostro sistema tecnico. Ovviamente, nel processo di miglioramento e modifica costante delle tecniche, ogni maestro ha introdotto le proprie esperienze personali contestualizzando il campo applicativo di una certa tecnica o movimento.
Così con Kosshi Jutsu si intende quella attitudine del combattimento e quelle tecniche che si basano sull’uso della rotazione della schiena come perno per colpire muscoli, nervi, parti molli e dolorose dell’avversario, mentre con Koppo Jutsu invece si intende quella attitudine e quelle tecniche che si basano sull’uso della struttura ossea sia per colpire l’avversario, sia per immobilizzare, controllare e squilibrare l’avversario stesso (per approfondire il concetto fare riferimento all’articolo sulla struttura ossea presente nell’area riservata del sito).
Tornando ora ai giorni nostri che cosa insegna il nostro sistema tecnico? La risposta è molto semplice: la sintesi dei concetti applicativi migliori provenienti da ciascuna delle varie scuole che il Maestro Francesco Mascaro ha studiato nel corso dei suoi oltre 25 anni di attività, di cui una buona parte a stretto contatto sia con alcuni dei massimi esponenti giapponesi, sia con meno famosi ma ben preparati insegnanti europei.
Il lavoro svolto è stato di analisi e apprendimento di ogni minimo particolare per ognuna delle varie scuole rintracciabili ad oggi in cui lo Shito Jutsu fu scorporato, con l’aggiunta anche di informazioni provenienti da scuole molto antiche e autoctone giapponesi (in particolare scuole di Ju Tai Jutsu, derivate dall'antica Chikara, predecessore anche del Sumo) per riuscire ad identificare i concetti applicativi maggiormente efficaci e applicabili oggi, nel nostro contesto quotidiano e con le nostre abitudini moderne.
In pratica è stato svolto un lavoro di apprendimento, personalizzazione e interiorizzazione per individuare gli aspetti efficaci ed efficienti di ogni singola scuola, eliminando i concetti doppi, gli aspetti desueti e tutto ciò che nel mondo moderno risulterebbe assolutamente inutile e oggetto di mera conoscenza storica, priva della minima applicabilità.
In questo lungo lavoro il maestro Mascaro è entrato in contatto anche con persone che insegnano e preparano corpi speciali dell’esercito proprio per approfondire ed ampliare i concetti applicativi dello stile essenziale che andava definendosi e renderlo ancora più efficace, poiché questi sono gli odierni guerrieri che testano sul campo i concetti validi, sebbene in ambiti decisamente lontani da quello della difesa personale civile e quindi con tutti i necessari distinguo.
L'aspetto più importante ed innovativo però è il metodo di studio e di apprendimento dello stile tecnico che per sua costituzione è snello, semplice ed adattabile a chi lo pratica.
La maggior parte delle arti marziali asiatiche, per sviluppare un concetto spiegano un certo Kata, ovvero forme cristallizzate che fissano il concetto tecnico in un certo ambito applicativo come già spiegato, e solo dopo anni di pratica, dopo che una persona ha metabolizzato il concetto, si è in grado di estrapolarlo e applicarlo anche a diverse situazioni reali.
Con il metodo di insegnamento messo a punto dal Maestro Mascaro invece, ci si concentra maggiormente sul concetto applicativo, esemplificandolo e vedendone subito più applicazioni pratiche, rendendo così la forma della tecnica chiara e comprensibile da tutti non sotto un aspetto mnemonico, bensì come comprensione del movimento corporeo e delle reazioni fisiche che questo movimento comporta.
Si passa quindi dal vecchio metodo del “copiare” l'insegnante al provare e sperimentare in prima persona un modo di muoversi nuovo, basato sulle proprie caratteristiche fisiche ed emotive, che ha anche degli effetti pratici nella difesa personale, ma non solo.
Concludendo possiamo dire che il nostro stile tecnico è semplicemente basato su ciò che è realmente efficace ed efficiente, che tecnicamente nasce da ciò che di buono è stato sperimentato nel passato, ma che vive nel presente e si affaccia deciso nel futuro!